Riceviamo e pubblichiamo un documento dei COLLETTIVI POLITICI VENETI PER IL POTERE OPERAIO

Vogliamo riprendere per puntualizzare meglio, se ci riusciamo, due fondamentali terreni di dibattito e iniziativa, partendo dalle cose che su questo abbiamo già scritto nel documento apparso sull’ultimo numero di ‘Autonomia’ ( ‘Il ghetto è il nemico mortale, comunque camuffato’): 1) Partito armato – combattenti 2) Il che fare dell’Autonomia Operaia Organizzata per la ripresa di un proprio programma nazionale. Questo per chiarire meglio a tutti i compagni la nostra posizione per una definitiva ‘ SCELTA DI CAMPO ‘, oggi, su questi due momenti decisivi di discussione e di scelta, non solo ideologica o astratta, ma concreta, fatta cioè di proposte chiare e definitive, almeno in questa fase.

PER UNA SCELTA di  CAMPO

1) PARTITO ARMATO – COMBATTENTI

E’ importante innanzi tutto, per non fare inutili confusioni, ribadire due concetti semplici e chiari che servono a fare piazza pulita con ‘le false ideologie’ più o meno combattentistiche, che cercano di etichettare tutte le forze rivoluzionarie che si muovono su un terreno di critica,o meglio di attacco politico alle posizioni del “Partito Armato”, come forze opportuniste, spontaneiste;   e allora :

A) La scelta della lotta armata o per capirci meglio, la scelta dell’uso della forza è per noi uno dei momenti, anche se non  il solo e nemmeno il più importante, fondamentali per la costruzione, oggi, subito, di terreni di contropotere, per lo sviluppo,giorno per giorno, di un reale movimento autonomo e antagonista di classe, senza aspettare i tempi lunghi. Insomma, senza aspettare la presa del “Palazzo d’Inverno”, come unico momento di esercizio della forza per il proletariato e le sue avanguardie. E quando parliamo di “uso della forza” cerchiamo di capirci e non banalizzare il tutto con i soliti picchetti, blocchi o altro, perché di un processo molto più ricco ed articolato stiamo parlando. Insomma compagni, se si sostiene come noi sosteniamo ( oh, che banalità! ) che lo scontro tra proletariato e capitale si gioca sul terreno del POTERE e non quello dei revisionisti, la necessità di costruire fin da subito, all’interno di questo orizzonte strategico, livelli organizzati di “milizia” ( o, se preferite, embrioni di “Esercito Rosso” ) diventa una priorità non solo di chi ne esercita come scelta politica tutti i livelli potenziali di capacità di attacco,ma per tutte quelle forze che si muovono all’interno di questa discriminante. Qui non è in discussione la costruzione di capacità militare su un livello tattico e strategico, ma come tutto questo si inserisce all’interno di una linea complessiva. Perché, banalizzando, un conto è possedere e sapere usare una contraerea, ed una altra cosa è decidere come e quando usarla, in che contesto di progetto e soprattutto in rapporto a quale “MATURITÀ” di processo rivoluzionario.

B) Il rapporto organizzazione-progetto, cioè la necessità di un percorso soggettivo come partito e come MCO ( vedere documento apparso sul n.14 di ‘Autonomia’ ), è anche questo un patrimonio irrinunciabile della nostra organizzazione, perché, come abbiamo già scritto, linea politica per noi significa garantire la continuità del progetto nella milizia e nella materialità del metodo e dello stile di centinaia di compagni, perché, chi non fa i conti con tutto questo, anche questa volta gioca con i tempi lunghi, o meglio, ETERNI.

Sappiamo benissimo che queste cose sono scontate tra i compagni, perchè ripetute da noi centinaia di volte, ma era importante anche questa volta ribadirle, perchè spesso si cerca di utilizzarle per mistificare i reali punti di scontro politico all’interno delle forze rivoluzionarie. E allora compagni, se non di opportunismo, spontaneismo o cazzate del genere si tratta, cerchiamo di articolare per punti i terreni di reale diversità di impostazione strategica e tattica del processo rivoluzionario. Perchè di questo si tratta ! Per noi, la costruzione di iniziativa rivoluzionaria, in un paese a capitalismo maturo, ha sempre significato comprendere e praticare questi elementi essenziali, legati strettamente tra di loro :

Rapporto organizzazione e composizione di classe.

-Rapporto destabilizzazione sociale e destrutturazione dell’apparato complessivo del comando capitalistico

E in questo sta in gran parte l’abissale diversità di impostazione politico-organizzativa nostra, e dell’Autonomia Operaia nel suo complesso, con quella delle B.R. e loro simili. E allora, andiamo a puntualizzare, anche se può sembrare scontato, questi elementi di sostanziale e radicale differenza, cercando di essere il più possibile chiari e semplici e senza ripetere cose già scritte. Esiste innanzitutto una diversità sostanziale, rispetto al problema della transizione, o meglio del processo di liberazione comunista. Per noi, il terreno del potere viene visto come un processo di immediato e costante esautoramento della forma del comando  sociale del capitale sulla classe in rapporto alla costruzione e soprattutto al rafforzamento di reali momenti di contropotere  o più semplicemente di spazi politici e sociali, per la massificazione dei comportamenti antagonisti di classe; e in questo percorso si verifica e si rapporta l’iniziativa complessiva dell’organizzazione politico-militante.

Quando parliamo di “esautoramento” della forma di comando sociale del capitale, non ci riferiamo, chiaramente, a nessuna teoria di “CUORE DELLO STATO” e nemmeno all’ultima dello “ANNIENTAMENTO della periferia,per accerchiare gli accerchiatori”. Perciò non ci interessano adesioni tutte ideologiche, da tifosi per intenderci, di spezzoni di classe a questa o a quell’altra linea politica, ma ci interessano,e ci riferiamo a questi, i RAPPORTI MATERIALI TRA LO SVILUPPO DELLE LOTTE AUTONOME E PROGETTO COMUNISTA. Insomma, tra processi reali e  massificati di destabilizzazione  sociale e il programma di lungo  periodo di destrutturazione politico – militare del quadro complessivo della struttura del capitale.

Allora compagni, soltanto l’iniziativa di massa, soltanto la quantità e la qualità dello sviluppo del terreno della linea di massa può essere IL PUNTO DI RIFERIMENTO per i processi di “SABOTAGGIO” della macchina statale, vista nella sua complessità e perciò anche come strumento di consenso e di pace sociale (cosa non secondaria per lo sviluppo dell’iniziativa). Ma tutto questo, non si dà in termini spontanei, non si dà in una SEPARAZIONE DI PROGETTO tra l’Organizzazione-Movimento-composizione di classe, ma soltanto in un loro completo e organico intreccio, soltanto in una UNITA’ DEI PROCESSI POLITICI E ORGANIZZATIVI, dove le priorità non sono falsi principi di coerenza rivoluzionaria, ma elementi complessivi per lo sviluppo e il consolidamento dei processi di contropotere, dove la separazione, o compartimentazione organizzativa di funzioni non significa separazione politica, non può significare la teoria “ROVESCIATA”, questa volta dei due tempi, e cioè, prima l’attacco militare dell’organizzazione, e poi tutto il resto, dalla costruzione degli organismi di massa, alla iniziativa di programma ( vedi volantino delle B.R. che rivendica l’uccisione di Gori a Mestre ). Perciò la COMPLETA diversità di tattica e strategia con le B.R. sta proprio e soprattutto in questo:

1) Il legame inscindibile, per noi, tra i processi di costruzione dei livelli organizzati di partito e MCO, e il radicamento all’interno delle modificazioni ( vedi dibattito sull’operaio sociale ) che maturano nella composizione di classe e questo come un terreno non scontato , ma da verificare continuamente nella materialità  della lotta.

2) Nella sostanza dei processi ricompositivi della classe e, in questo, l’assurdità teorico-politica, per noi, di vedere

      a) l’azione militare, da non confondere con lo sviluppo dell’illegalità di massa, come UNICA e PIU’ ALTA forma di lotta proletaria

     b) concepire la clandestinità  come condizione indispensabile per l’agire di una organizzazione rivoluzionaria,e anche per la costruzione degli organismi di massa.

In particolare, su questo ultimo punto, nell’ultimo volantino B.R. di Mestre si afferma:

 ” (…) costruire, ma non subìto (in un futuro migliore! NDR) gli organismi di massa armati, senza farsi individuare (si compagni, c’è scritto proprio così. NDR) dai padroni e revisionisti (vera esercitazione di magia! NDR).”

Ma allora compagni, questi organismi di massa, anche se armati, quando si dovrebbero costruire? E soprattutto, COSA DOVREBBERO FARE? Forse passare tutto il loro tempo a copiare targhe o cose simili? E ancora, dove è stato verificato PRATICAMENTE quel vostro famoso e per voi DECISIVO discorso sul MPRO? Non sarà per caso che per voi, all’insaputa di tutti, è diventato, o dovrebbe diventare, nient’altro che il Movimento dell’Autonomia Operaia nel suo complesso? ( Che ne dice il dott. Calogero? )

 In questo quadro generale, si inserisce anche la diversità della scelta della tattica,oggi, del terreno del combattimento. Perché è chiaro, o almeno lo dovrebbe essere a tutti i compagni, che la scelta delle B.R. di innalzare il livello della iniziativa militare, vedi annientamento, dentro la valutazione di un possibile passaggio, OGGI, dal terreno della propaganda armata a quello non ancora ben definito di una specie di “guerra guerreggiata” (né propaganda,né guerra completa) , è per noi una chiara conseguenza della concezione MONCA dello sviluppo generale del processo rivoluzionario,da parte di questi compagni.

Perchè, la “dichiarazione di guerra” è la scelta di annientare in termini estesi le “truppe occupanti”, non può essere una scelta ARBITRARIA e UNILATERALE da parte di una organizzazione e neanche (e lo diciamo noi, anche dopo il 7 Aprile) se riferita solo ad un innalzamento repressivo dello Stato.

N.B.  A noi sembra che, ad esempio, l’introduzione di nuove leggi speciali, senza una adeguata risposta anche sul terreno di massa, sia stata accolta dalle B.R. con assoluta indifferenza. E questo ci fa venire alla mente funeree teorie del tipo : tanto peggio tanto meglio. Allora, quando diciamo che, oggi, non siamo in una fase di possibile apertura di un processo di “guerra tra le classi’’; questo lo verifichiamo non rispetto a questi due falsi parametri, ma alla maturità del processo rivoluzionario, come verifica politica della qualità e quantità dell’iniziativa  di partito e della crescita degli organismi di massa di  contropotere. Tutto questo in rapporto alla massificazione in TERMINI MAGGIORITARI, dentro la classe, delle nuove aspirazioni di liberazione di milioni di sfruttati. Perciò compagni, il problema è che esistono diversi punti generali del progetto, proprio perché partiamo da elementi diversi di teoria e di pratica; e con questo vogliamo dire che il percorso politico del Partito Armato e quello nostro, dell’Autonomia, sono (devono essere) chiariti nella loro vera e sostanziale diversità, consapevoli che la battaglia politica tra le forze rivoluzionarie per una REALE EGEMONIA del proprio progetto, non può essere un insieme di vuote parole, ma soprattutto materialità di percorsi politici e organizzativi.

2) IL CHE FARE DELL’AUTONOMIA OPERAIA ORGANIZZATA PER LA RIPRESA DI UN PROPRIO PROGRAMMA NAZIONALE

Crediamo che sia urgente il rilancio di una PROPOSTA NAZIONALE dell’Autonomia Operaia Organizzata, e su questa, ogni spezzone  organizzato, ogni compagno deve assumersi LA RESPONSABILITA’ POLITICA di fare una chiara e precisa SCELTA DI CAMPO. Non ci nascondiamo che questo si scontra immediatamente con l’iniziativa repressiva dello Stato che cerca di levarti ogni spazio fisico per la tua iniziativa, e ti costringe, perché negarlo, a confrontarti continuamente e solo con il terreno, sul lungo periodo a loro favore, del tuo impatto, come soggettività, con la loro macchina repressivo-giudiziaria. Insomma, in altre parole, con il problema di rispondere continuamente ad arresti di compagni, nuovi ‘Blitz’ o continue chiusure di spazi, e di vedere così restringersi concretamente i tuoi momenti di iniziativa sul terreno di massa.

 E questo compagni, non è un problema da poco, perchè, nella capacità di superare questo nodo centrale, si verifica la possibilità di legare la tenuta POLITICA E ORGANIZZATIVA dell’Autonomia Operaia Organizzata, con la possibilità di rilanciare “elementi di programma” su tutti i terreni, oggi al centro del piano di ristrutturazione capitalistica; e in questo vedere, sul lungo periodo, perché di questo si tratta, anche l’unica possibilità di gestire positivamente e adeguatamente il problema della liberazione dei compagni. Per questo è necessario, da subito, ritrovare una propria autonomia di analisi, di progetto, consapevoli che oggi uscire da questo potenziale “ghetto” vuol dire lavorare su una DIMENSIONE di INIZIATIVA NAZIONALE.

Non neghiamo l’estrema difficoltà di muoversi con una visione non soltanto locale, proprio per le difficoltà reali di reinterpretare e mettere in discussione cose che sembravano acquisite, per le diverse valutazioni che ancora rimangono su alcuni punti, per lo sviluppo della nostra iniziativa, e soprattutto per la difficoltà di riempire e sostanziare in concreto il terreno per noi fondamentale della linea di massa, dello sviluppo di momenti significativi e massificati  di “SOVVERSIONE SOCIALE”.

Non possiamo nemmeno sottovalutare i primi e significativi momenti generali di riflessione e di proposta che stanno venendo fuori dalla discussione tra i compagni, sia in sede locale, che in quella nazionale, attraverso gli strumenti di informazione e propaganda della Area.

Perciò crediamo che sia urgente continuare a lavorare per  riempire i ritardi di analisi sulla fase e sulle prospettive generali e MUOVERSI SUBITO su alcuni punti di proposta politica che sono già emersi dopo i primi momenti di confronto fra gli spezzoni più significativi dell’Autonomia Operaia 0rganizzata. E cioè :

 A) Superare la falsa contrapposizione, oggi, tra i terreni di Movimento e di Organizzazione, diventa una discriminante del progetto nazionale, perchè non si può credere di riuscire a muoversi, su una proposta di azione complessiva, con queste difficoltà di fase, senza una maturità e stabilità del quadro soggettivo.

B) Chiarire che non si tratta di risolvere il problema, con una semplice SOMMATORIA degli spezzoni dell’Area, ma soltanto di partire da questa condizione indispensabile di stabilità e omogeneità del quadro organizzato sul piano nazionale e in una sua rappresentazione pubblica, unitaria di SCHIERAMENTO su tutti i terreni oggi sul tappeto dell’iniziativa rivoluzionaria. (Cosa da non sottovalutare).

C) Perciò il terreno della proposta nazionale deve percorrere interamente tutta l’ “Area  Sociale dell’Autonomia”. Deve attraversare tutta la potenzialità del reale movimento antagonista di classe, e perciò essere proposta aggregante aperta ed adeguata alla ricomposizione del movimento della Autonomia Operaia nel, suo complesso, punto di riferimento per tutte le avanguardie di massa che sul piano locale, settoriale, hanno continuato, continuano a rappresentare il punto di vista antagonista autonomo al comando sociale del capitale, all’egemonia del revisionismo, alla linea dei sacrifici.

LA PROPOSTA IMMEDIATA è di organizzare, in tempi brevi, assemblee regionali, dove è possibile, come primo momento allargato di proposta unitaria dell’Autonomia Operaia Organizzata, per la stabilizzazione di momenti unitari, politico-organizzativi sul piano regionale e per la costruzione di momenti NAZIONALI sui punti di possibile sviluppo dell’iniziativa di massa.

D) In questo quadro, far emergere la proposta di un Giornale Nazionale, non come problema solo interno agli spezzoni dell’Autonomia Operaia Organizzata, ma legata strettamente alla possibilità di fare emergere questo fondamentale strumento all’interno dello sviluppo generale del progetto, e perciò, in definitiva, come necessità tutta interna al Movimento dell’Autonomia di Classe.

Per finire, con un po’ di retorica :

BUON LAVORO COMPAGNI! PER POTER DIRE ANCHE PER QUESTA VOLTA :

” Ben scavato Vecchia Talpa!”

Da “Autonomia”, n.19, 14/3/1980, pp.3-4