Rosso per il potere operaio


Rosso per il Potere Operaio n° 21-22

  • Rosso per il Potere Operaio numero 21-22 – Novembre 1977 nuova serie
  • Dopo Bologna: l’Autonomia pag. 2
  • La diffusione delle lotte – Il dibattito tra rivoluzionari – L’organizzazione nazionale dell’Autonomia – pag. 3
  • Fiat – Torino: Offensiva contro il lavoro – pag. 4
  • Sul tempo di lavoro / qualche riflessione, ed un invito all’azione –pag. 4
  • Milano – ATM: sabotaggio e lotta di massa – pag. 6
  • Milano – Un’inchiesta di movimento – pag. 7
  • Napoli – Operai e proletari contro la ristrutturazione – pag. 8
  • Internazionalismo – Stammhein e noi – pag. 9
  • Internazionalismo – Cronologia del dopo Stammhein – pag. 9
  • Giustizia – Estate: leggi speciali – pag. 10
  • Milano – Una lettera dai compagni del Cattaneo – pag. 10
  • Padova – I buoni e i cattivi – pag. 10
  • Carcere – Dal carcere di Cuneo: un documento politico a cura del Collettivo di lotta – pag. 11
  • Carcere – Una lettera da San Vittore – pag. 11
  • Carcere – Rompere il ghetto del tribunale a cura dei detenuti comunisti padovani – pag. 12
  • Rossonucleare – Lo stato nucleare contro la liberazione delle forze produttive – pag. 13
  • Rossonucleare – Blocco delle tecnologie nucleari – pag. 14
  • Rossonucleare – Cronologia e breve cronaca delle lotte – pag. 14
  • Rossonucleare – Analisi delle lotte: contraddizioni interne – pag. 15
  • Rossonucleare – Produzione di morte a mezzo di merci – pag. 16
  • Rossonucleare – L’unica medicina proletaria è la liberazione dal lavoro – pag. 16
  • Partito Comunista – Arbeit macht frei – pag. 17
  • Scuola&Università – Formazione e autovalorizzazione della forza lavoro – pag. 18
  • Sanità – La riappropriazione della salute – pag. 20
  • Sanità – Intervista ad un compagno del collettivo Policlinico di Milano – pag. 21
  • Roma – Dibattito dentro l’autonomia: tre domande ai Comitati comunisti per la dittatura proletaria – Al Comitato autonomo di lettere e filosofia ed ai compagni dell’occupazione ex GIL di Ponte Milvio – pag. 22
  • Roma – Comitati Autonomi Operai: un’analisi di movimento – pag. 22
  • Milano – 5 nov. 1977-Stakanov è morto: per sempre – Sit Siemens e Alfa Romeo di Arese – pag. 24
  • Repubblica Federale Tedesca – La talpa continua a scavare – Relazione di K.H. Roth sul convegno di Bologna – pag. 25
  • Internazionale – I piani del maresciallo Von Carter e i santuari dell’autonomia – pag. 26
  • Internazionale – Il ghiaccio è sottile – pag. 28
ROSSO-X-IL-P.O.-N°21-22

Rosso per il Potere Operaio n° 23-24

  • Rosso per il Potere Operaio numero 23-24 – Gennaio 1978 – nuova serie

*** Sia nell’indice che nel file mancano le pagine relative all’inserto ROSSONUCLEARE ***

  • Spesa pubblica e sabotaggio – pag. 1
  • I nostri compiti: le quattro campagne – pag. 2
  • Onore al compagno Mauro Larghi – pag. 4
  • Napoli – Inizia un nuovo anno di lotta – pag. 5
  • Napoli – Italsider: cronache di lotta contro padroni e nuovi squadristi – pag. 5
  • Napoli – Volantino del Collettivo Operaio Italsider e Comitato comunista Alfa-sud per il potere proletario – pag. 5
  • Napoli – Appello di mobilitazione per i compagni Postiglione e Romano – pag. 6
  • Dibattito – Un contributo da Roma – pag. 6
  • Roma – Picchetti alla Fatme – pag. 7
  • Torino – Fiat: uno scandalo! Due scioperi falliti – pag. 8
  • Milano – Nasce il Coordinamento Organismi Proletari della scuola – pag. 8
  • Pordenone – La lotta sui trasporti – pag. 13
  • Pordenone – Intervista ad un compagno operaio della Zanussi – pag. 13
  • Vicenza – Il programma comunista si verifica dentro l’illegalità di massa e la crescita del contropotere proletario – pag. 14
  • Padova – Massificare l’illegalità politica di massa – pag. 14
  • Padova e dintorni – Dai giornali – pag. 14
  • Padova – Intervista ai coordinamenti operai provinciali e ai gruppi sociali di zona – pag. 15
  • Contributi – L’autonomia nella produzione: dal rifiuto del lavoro all’autodeterminazione del lavoro necessario – pag. 16
  • Il PCI e l’operaismo, nuovi giullari e vecchi cortigiani – pag. 17
  • Carcere Speciale – tratto da “Lo Stato Imperialista delle Multinazionali” – pag. 18
  • Carcere – Un compagno nel carcere di Cuneo: Intervista a Paolo Benvegnù – pag. 19
  • Mediterraneo – : anello debole della catena imperialista – pag. 20
ROSSO-X-IL-P.O.-N°23-24

Rosso per il Potere Operaio n° 25-26

  • Rosso per il Potere Operaio numero 25-26 – Marzo 1978 – nuova serie
  • Editoriale – Sviluppiamo la ricchezza del movimento sul programma operaio e proletario – pag. 2
  • Vogliono fermare le stagioni ma oggi è primavera – pag. 2
  • La via italiana al gulag – pag. 3
  • Padova – Università e lotte proletarie – pag. 4
  • Milano – Una fabbrica chiamata scuola – pag. 5
  • Padova – IACP la rapina sistematica – pag. 6
  • Rovigo – Una non strana convergenza di interessi tra PCI, polizia e Ordine Nuovo – pag. 6
  • Il cocktail delle multinazionali – pag. 7
  • Europa – Francoforte luglio 78: apriamo la discussione – pag. 8
  • Europa – Per un’Agenzia di stampa europea – pag. 8
  • Spagna – Lotte autonome di massa contro il patto sociale – pag. 9
  • Napoli – Sabotare la spesa pubblica – pag. 10
  • Napoli – Intervista al Comitato Disoccupati Vico Banchi Nuovi – pag. 10
  • Cronache Torinesi – Provocazioni a Mirafiori – pag. 11
  • Carcere – Documento dal carcere di Trani – Il carcere come estensione della fabbrica diffusa – pag. 12
  • Milano – Occupazione Radio Popolare – Alice a Milano – pag. 13
  • Padova – Quando vedrete il bosco di Sherwood muoversi contro di voi…  pag. 13
  • Marghera – Spesa pubblica e produzione – pag. 14
  • Vertice di Versailles – Alla ricerca di una strategia – pag. 15
  • Un nuovo filosofo per un nuovo movimento per la vita? Su Bernard Henry Levy – pag. 15
  • Movimento – Milano: Io, Cafiero, LC ed altri – pag. 16
  • Movimento – Lotta Continua. Dall’area al volume – pag. 16
ROSSO-X-IL-P.O.-N°25-26

Rosso per il Potere Operaio n° 27-28

Rosso per il Potere Operaio numero 27-28 – Aprile 1978 nuova serie

  • Editoriale – Visto che non si riesce a prendere il pesce bisogna prosciugare il mare… – pag. 2
  • Sequestro Moro – Sia ben chiaro, non hanno nulla a che fare con l’Autonomia – pag. 2
  • Sequestro Moro – Cinque ore di “unità nazionale” contro 20 anni di lotte proletarie – pag. 3
  • Sequestro Moro – Le reazioni dei partiti – pag. 3
  • Militarizzazione a Torino – pag. 4
  • Milano – intervento della Magistratura al dibattito sui limiti d’informazione – pag. 4
  • Veneto – Il giudice Calogero rastrella ostaggi – pag. 4
  • Programma di governo – “Convergenze parallele” contro gli operai – pag. 5
  • Milano – La spesa pubblica, il lavoro nero e le teste di cuoio – pag. 6
  • Sardegna – Rivolta alla SIR di Porto Torres – pag. 6
  • Milano – Alfa Romeo: le teste di cuoio (o di cazzo) del PCI – pag. 7
  • Napoli – Gli ospedalieri napoletani lottano contro i sacrifici – pag. 7
  • Torino – Accarini: operai in lotta contro il decentramento e il lavoro nero – pag. 7
  • Milano – 100.000 in piazza – pag. 8
  • Mirafiori – Cronache dopo il sequestro di Moro – pag. 8
  • Discussione sull’Autonomia Operaia – Un contributo da Napoli – pag. 8
  • La crisi, la guerra civile, il movimento – stralci da un dibattito a Radio Sherwood il 16 marzo 1978 – pag. 9
  • Torino – Un giornale operaio per l’autonomia a cura del Coordinamento Autonomo Operaio – pag. 10
  • Napoli – Contro l’applicazione della 513 a cura del Comitato Autonomo Traiano – pag. 10
  • Padova – Lotte proletarie per la casa – pag. 11
  • Padova – La casa come diritto e servizio sociale – pag. 11
  • Considerazioni sulle ultime lotte nella scuola – Firenze – La facoltà di Architettura come laboratorio di proposte – pag. 12
  • Veneto – Scuola come spazio politico – pag. 12
  • Napoli – ITIS Righi: parte una lotta proletaria – pag. 13
  • Venezia – Studenti, scuola e territorio – pag. 13
  • Cronologia delle lotte dei precari padovani – pag. 14
  • Precari e movimento proletario comunista – pag. 15
  • Elogio funebre per l’Eurocomunismo – pag. 16
ROSSO-X-IL-P.O.-N°27-28

Rosso per il Potere Operaio n° 29-30

  • Rosso per il Potere Operaio numero 29-30 – Maggio 1978 nuova serie
  • Editoriale – Linea di Massa: dal partito di Mirafiori al contropotere del partito dell’Autonomia – pag. 2
  • Milano – Alfa Romeo – Un sabato straordinario – pag. 3
  • Riduzione della giornata lavorativa – Contro gli straordinari – pag. 5
  • Materiali – Verso i contratti – pag. 6
  • Torino – La ristrutturazione produttiva del territorio… – pag. 7
  • Per il partito dell’Autonomia – pag. 8
  • Cercate PotOp – pag. 10
  • Sequestro Moro – Lettere da “vicino” – pag. 10
  • Il “nuovo” governo Andreotti – pag. 11
  • Carcere – Lettera dal carcere speciale di Cuneo del compagno Massimo Maraschi – pag. 11
  • Valle del Po o valle dell’atomo? – pag. 12
  • La bomba N, capolavoro della scienza antioperaia – pag. 12
  • Il PCI è il vero partito dell’ordine – Bufalini spiega il perché – pag. 13
  • PCI all’Alfa – pag. 13
  • Quando vedrete la foresta di Sherwood muoversi … -pag. 14
  • Padova – Comunicato delle strutture di massa a cura del Comitato di Lotta Liviano – pag. 14
  • Stati Uniti – Il dubbio (poco amletico) di lavoro o non lavoro – pag. 15
ROSSO-X-IL-P.O.-N°29-30

Per il partito dell’ Autonomia

PER IL PARTITO DELL’AUTONOMIA

La critica delle Brigate Rosse che noi conduciamo in maniera instancabile non può dimenticare che questi compagni hanno riproposto il problema del partito. Essi ci hanno sfidato su questo terreno. Dobbiamo essere capaci di rispondere attraverso una teoria ed una pratica adeguata.

1. Dall’estremismo al «che fare?» Dobbiamo ringraziare le B.R. Hanno rotto, con un’impressionante vigore, uno sviluppo del «movimento» che da circa vent’anni si sviluppava fuori della politica: hanno riproposto, sul terreno del movimento, il problema del partito. Ma il nostro ringraziamento finisce qui. Se hanno reintrodotto la politica nel «movimento», lo hanno fatto nella forma dell’estremismo. Vale a dire nella forma dell’«avventurismo» per quel che riguarda il programma dell’avanguardia, nella forma dello «spontaneismo» per quel che riguarda l’organizzazione di movimento. Da un lato si colpisce il cuore dello Stato, dall’altro si lancia il vuoto slogan: organizzatevi! Da un lato si concepisce la forma ,della lotta di partito, della strategia comunista in termini di «putschismo», dall’altra si concepisce lo sviluppo dell’organizzazione di massa in termini di delega all’avanguardia armata. Queste posizioni delle B.R. vanno bene a tutti tranne che a noi. Vanno bene a chi, da destra, vuol dimostrare che non esiste comunismo se non nella forma dell’estremismo, se non nella forma del putschismo, in termini insomma cecoslovacchi. Va bene a chi, sul lato della sinistra capitolarda, vuol nascondere, nel rifiuto del putschismo, l’abbandono di ogni elemento del programma comunista. Ma noi queste posizioni, questo programma, questa pratica non vanno bene. Non vanno bene dal punto di vista tattico, sul piano dell’analisi dei rapporti di forza oggi esistenti. Non sappiamo vedere alcuna conclusione del progetto delle B.R. che non sia tale da determinare una situazione immediata di guerra civile. Ma l’Italia non è l’Argentina, in nessun senso! Quindi perseguire il progetto di usurare i margini di un rapporto di contropotere che le lotte hanno imposto per un lungo periodo, in una situazione come quella italiana, che hanno stabilizzato su una grande estensione ed hanno trasformato in un’altissima situazione soggettiva; usurarlo, dunque, e spingerlo, come diceva Lenin, «ad una fatale congiunzione», quando le condizioni rivoluzionarie sono date solo sul piano della soggettività di forti avanguardie: bene, tutto questo ci sembra pazzesco. Il nostro compito è al contrario quello di estendere e radicare il contropotere di massa. Ma d’altra parte dobbiamo aggiungere che le posizioni delle B.R. non ci vanno bene neppure sul piano della teoria del partito. Non è possibile, dopo vent’anni di iniziativa rivoluzionaria nella nuova composizione di classe, reintrodurre criteri di or-ganizzazione di partito che espropriano i proletari, i militanti, tutti i sovversivi della loro capacità di organizzazione di massa, della capacità di imporre un disegno politico articolato su tutti i suoi versanti e di farlo proprio nella forma dell’autonomia e del contropotere. Non crediamo neppure che le posizioni delle B.R. possano essere, come taluno sostiene, usate: la cosa ci sembra stupida perché non si usa nulla di ciò che non si controlla, ma soprattutto non la si usa quando le linee di sviluppo di questa realtà sono radicalmente contradditorie con il proprio programma, con il programma dell’autonomia. Parliamoci chiaro, tuttavia. La critica alle B.R. non può essere in nessun caso un alibi per sfuggire al dovere di autocritica che il movimento dell’autonomia esige, al suo interno.

Autocritica su tutto quello che è avvenuto negli ultimi anni, e soprattutto a partire dalle giornate del febbraio 1977. Anzi, noi sentiamo il dovere di porci sul terreno dell’autocritica ed il diritto di riaprire la polemica aperta nel movimento, come condizione fondamentale di un avanzamento del fronte rivoluzionario nella sua interezza. Se critichiamo le B.R., cui riconosciamo il merito di aver riproposto — sia pure in termini scandalosi — il tema del partito nel movimento, non possiamo evitare di riconoscere la spaventosa irresponsabilità che larghe fette del movimento autonomo hanno mostrato in questi anni, rinnegando il problema del partito, rifiutando ogni tentativo di centralizzazione; sputando su ogni iniziativa teorica che tendesse a comporre in forza compatta il movimento dell’autonomia, denunciando persino i tentativi di discussione in proposito come usurpazione della libertà del movimento. Si è giunti così a determinare una sproporzione nel rapporto fra massificazione del movimento e capacità di esercitare la forza sul terreno generale: sproporzione all’interno della quale le B.R. hanno avuto facile gioco a candidarsi come direzione esterna del movimento e a gettare la loro provocazione putschista contro l’autonomia. La critica, dunque, alle B.R. non può essere nè meno forte nè meno rigorosa dell’autocritica che rivolgiamo a noi stessi. Solo in questa forma possiamo pensare ad una ripresa che sia anche un avanzamento.

2. L’intelligenza fa cilecca. Un invito all’autocritica di movimento vogliamo coonestarlo comin-ciando con la critica di noi stessi, vale a dire degli spezzoni organizzativi che fanno capo al giornale «Rosso». Noi crediamo di aver sbagliato, essendoci lasciati trascinare spesso, ma soprattutto nel periodo primaverile del 1977, verso posizioni «movimentistiche», nel duplice senso dell’insurrezionalismo e del garantismo. La giusta analisi che avevamo condotto sulla nuova figura proletaria emergente, la pratica che in proposito avevamo sviluppato nell’agitazione e nella propaganda ci avevano concesso una posizione di relativa egemonia, tra le frazioni dell’autonomia organizzata. Abbiamo bruciato nell’irresolutezza la possibilità di trasformare l’egemonia teorica in egemonia politica. Fin qui il male minore: se altre frazioni avessero avuto la forza di porre un terreno ed una proposta di riorganizzazione. Ma questo non è avvenuto. Ne è seguita una dispersione di forze, di iniziative, cui non abbiamo saputo rispondere se non proponendo una serie di campagne (sulla giornata lavorativa sociale, sul nucleare, ecc.) in maniera meccanica. Obiettivi giusti finivano per apparire calati dall’alto. Il risultato è stato che la nostra proposta di un punto medio (di movimento e di massa) di attacco non è riuscito ad incarnarsi in maniera espansiva nel movimento: il punto medio di attacco non è spesso riuscito a rappresentare strati sociali in lotta, a fondare politicamente il movimento reale. Questo non significa che la concezione della sintesi fra il punto medio di attacco e movimento di massa non sia fondamentale: ma è certo che i compagni che si riferiscono a «Rosso» non sonno riusciti a rappresentarla adeguatamente. I contenuti delle campagne ed il metodo delle campagne noi riteniamo in generale che siano giusti. Ma l’intelligenza nella definizione, da sola, non basta, fa cilecca. Ora è necessario che noi sappiamo rimetterci in gioco. Portiamo al movimento alcuni contributi che, crediamo, siano fondamentali, come l’esperienza dell’organizzazione territoriale e quella della definizione dei terreni d’intervento generale: ma siamo disposti a mettere tutto in discussione sulla tematica dell’organizzazione comunista.

L’autocritica di movimento è fondamentale. Dalla primavera dell’anno scorso abbiamo fatto una serie di enormi errori. Abbiamo rifiutato la centralizzazione. Ora, è necessario ribadirlo: la centralizzazione è possibile senza annullare le specificità del movimento, anzi è possibile una centralizzazione che esalti la potenza delle autonomie e del radicamento di classe.

3. La sproporzione tra livello di massa e di direzione: i compagni di Via Volsci. Noi abbiamo una concezione comunista del partito. Per noi questo significa l’unità della direzione e del processo di organizzazione, dell’azione di avanguardia e di quella di massa. Non sappiamo concepire il processo dell’organizzazione se non in questi termini, — la teoria del partito, la tattica, la strategia debbono valere per permettere in ogni momento la riappropriazione dell’organizzazione da parte di tutti i militanti, e a partire da queste considerazioni che noi ci permettiamo di sollevare alcuni appunti nei confronti dei compagni di via Volsci. Abbiamo infatti l’impressione che  dalla loro pratica sia esclusa nella maniera più completa ogni minimo riferimento ad una teoria del partito che non sia appunto pura e semplice pratica. La critica va dunque portata, per sollevare la discussione, su questa pratica. Essa si organizza, se non sbagliamo, sui seguenti fondamentali motivi: a) radicamento «sovietista» su alcuni luoghi o settori di classe. Azione settoriale, a partire da questi luoghi, in termini sia sindacali che politici con riferimento continuo alla capacità di direzione di questi luoghi politici di classe. E’ chiaro che questa concezione è straordinariamente riduttiva. In essa manca qualsiasi riferimento allo stesso problema della direzione di classe, al problema del partito. La supplenza che certi «soviet» possono esercitare per periodi più o meno lunghi non abolisce lafunzione del partito ed è inimmaginabile un processo rivoluzionario che non abbia presente in termini politici la generalità. Questa concezione è tanto più insufficiente a fronte del carattere generale, sociale e astratto, della produzione e quindi della qualità della forza lavoro. b) Conseguentemente, i compagni di via Volsci hanno avuto una pratica di organizzazione, a livello romano e a livello nazionale, che ha sempre privilegiato il radicamento in termini  sovietistici, respingendo e sabotando ogni tentativo di centralizzazione. La loro affermazione che si può dare — chissà quando! — centralizzazione solo attraverso un processo di radicamento diffuso è  ovvia o falsa: noi la riteniamo utopistica, equivale a quella di molti riformatori religiosi che pensano davve-ro che tutti i cattolici possano essere Papa. La sintesi di partito del movimento, la sua organizzazione territoriale (che significa estensione generale di una tematica politica, direttamente politica) sono sempre state rifiutate. c) Nella pratica del movimento romano e dei compagni dei Volsci, la tematica del contropotere è sempre stata sviluppata in maniera astratta, vale a dire che è sempre stata determinata a fronte di situazioni concrete in alternativa a temi generali di programma e a forme generali di organizzazione. Talora il comportamento dei compagni ha seguito equivoche sollecitazioni populistiche. Comunque ogni scadenza politica è stata rifiutata: ogni volta che essa è sorta è venuta fuori da momenti assembleari, in cui — per definizione — il momento della generalità, della critica dell’istituzione, del comando non è mai esistito. Il ripiegamento sulla pratica assembleare conduce poi ad accettare moduli psicologici e moralistici nella conduzione delle campagne di organizzazione: anche questo, crediamo, sia completamente la situazione romana, ed in particolare il comportamento dei compagni di via dei Volsci, ci ha richiamato alla memoria la miseria e la carenza intellettuale del movimento portoghese.

4. Agire da partito: l’alternativa rozza. Ci vogliamo qui riferire criticamente a tutti quegli spezzoni dell’autonomia che fanno grappolo attorno ai Comitati Comunisti. Noi sosteniamo, polemicamente, che questi spezzoni non hanno fatto i conti con l’autonomia, che quindi ne sono fuori, quali che siano gli acuti di •alcuni loro tenori per farsi riconoscere nella nostra impresa col-lettiva e quali che siano gli sforzi di alcuni rinomati giornalisti per accreditare questa falsità. La tematica di questi compagni parte dal riconoscimento’’della teoria del valore come teoria dcl comando. – Essa conclude all’utopia. È una tematica del tutto intellettuale che si definisce in termini di opposizione alla pratica dei Volsci: lì c’è ancora «socialismo» e «sovietismo», qui il problema è posto in termini talmente «politici» da perdere ogni riferimento alla realtà. La dinamica teorica di questi compagni si sviluppa tutta fra l’assunzione del comando come asse della produzione capita-listica e l’utopia della nuova produzione comunista. Dal punto di vista di classe l’alternativa viene tradotta in esercizio della forza a livello della produzione esistente e in esercizio dell’utopia in termini di utilizzo dell’intelligenza tecnico-scientifica. Il partito sarebbe la mediazione di queste due gran belle pensate. In effetti l’esercizio della forza che questi compagni propongono è rozzo ro-vesciamento della divisione capitalistica del lavoro e l’utilizzo dell’apparato tecnico-scientifico è semplice ripresa delle ideologie tecnologiche del capitale (dell’IBM). Questi compagni sono arrivati ad un formalismo nell’ideazione del partito che non si sa se qualficare più in termini di imbecillità o in termini di impotenza. Il formalismo è comunque completo. La noia che ti assale quando leggi i loro troppo frequenti comunicati è totale: ripetizione senza il gusto di nulla, scipite autopro-clamazioni di se stessi. Il problema del comando è divenuto paranoico: si ripete sempre. Ed il problema della ricchezza? La sua soluzione è affidata all’IBM. Tranne in qualche caso, in cui questi compagni — contaminati, da qualche influenza cattolica — proclamano un’immediata dittatura operaia sulla produzione che, coniugandosi con il rifiuto del lavoro, non s’intende cos’altro possa es-sere se non sacrificio e autolimitazione. L’autonomia come fenomeno di massa non viene neppure sfiorata. La mistica dell’organizzazione si moltiplica con il vuoto della proposta politica: appropriazione contro i bottegai del quartiere. La generalità del progetto della dittatura operaia si perde in quello — completamente astratto — della lotta contro il comando generale. N.B. Oggi, nel formalismo assurdo ed immorale di cui questi compagni sono capaci, s’intendono, sopra la testa dell’autonomia, inviti ad «utilizzare» le B.R. Siamo convinti che i compagni delle B.R. siano i meno disponibili ad accettare questa loro sadizzazione. Quanto ai compagni dell’autonomia giustamente non possono intendere queste bischerate che per quel che sono.

5. Agire da tutto, agire da niente. Se i Comitati Comunisti ci pregano di agire da partito — vale a dire, per loro, nel regno della pura utopia e delle alternative più rozze — ci sono altri che ci pregano di agire da niente attraversando tutto. Parole in libertà. Eppure c’è da aggiungere che l’egemonia conquistata in un certo periodo dai trasversalisti, dagli indiani, dai creativi è stata nociva quanto una bomba al neutrone. Tutti gli opportunisti si sono buttati su queste parole d’ordine, tutti i non opportunisti sono stati costretti, per senso dell’opportunità, a mediarsi con loro. Eppure era nulla: oggi lo vediamo. Era nulla la furibonda polemica contro il partito: la gioia vacua che questi compagni mostravano era il corrispettivo dell’ insurrezionalismo e del volontarismo sregolati che oggi mostrano. Sregolati sulle norme dell’agire da comunisti, sulla faticosa e diuturna lotta operaia contro il capitale. Fenomeno letterario camuffatosi da forza politica: basta! La trasversalità dell’agire politico dell’autonomia è • ben più antico delle proclamazioni poetiche di alcuni allievi del bolognese DAMS, delle illusioni soggettive di alcuni diplomati del romano Centro Sperimentale di Cinematografia. L’autonomia italiana è leninista, nei termini in cui il leninismo è presente nelle lotte del proletariato diffuso oggi — ma sempre proletariato è. L’egemonia sociale è oggi dell’operaio sociale: ma chi nega la natura operaia del proletariato per affermare solo la figura sociale sbaglia di grosso. Noi lottiamo contro lo sfruttamento e il plusvalore: sul terreno sociale, certo, ma sfrut-tamento e plusvalore restano! E non veniteci a raccontare storie: la totale mancanza di fecondità della vostra pratica, la vostra teoria che non comincia ma si conclude nella prima risata: bene, già troppi ne hanno fatti di danni! Il trasversalismo si è presentato come insurrezionalismo allo stato puro. La sintesi fra avanguardia e movimento di massa; il problema cioè dell’organizzazione dell’avanguardia di massa non solo non l’ha posto ma neppure sospettato. Neppure oggi quindi, terrorizzato dalla «deriva» del movimento, il trasversalismo riguarda se stesso: per trasformare l’impotenza soggettiva in puro e semplice volontarismo rivoluzionario. La verità creativa del movimento è stata  negata, repressa in un atteggiamento neoanarchico. Dalla critica dello spetta-colo del capitale questi compagni sono passati all’esibizione spettacolare di se stessi. In realtà, dal rizoma sono trascorsi alla patata americana, dolce e filacciosa. Sono ancor oggi, al di là della loro formidabile tenuta soggettiva, volontaria, morale, a due passi dal ghetto, dalla botteguccia di Macondo dove si vendono lapislazzoli. L’insurrezionalismo, trasformatosi in irrazionalismo, non sa che mostrarsi in una quotidianità un po’ sporca, comunque impotente. Eppure il problema della libertà del movimento, della sua generalità, dell’intelligenza tecnico-scientifica agente in essa era stato ben colto da questi compagni! Ma oggi, nella misura stessa in cui essi rifiutano di riportare questi problemi alla centralizzazione di partito, allo sviluppo che solo l’unità può determinare sulla creatività, della creatività, bene, in questo stesso momento essi sono preda della deriva. Noi speriamo che un altro momento insurrezionale li aiuti ad uscire dalla loro impotenza: non crediamo che per noi, per l’autonomia organizzata, per il partito proletario, un altro momento di in-surrezionale sia più importante di quello che è: un momento, appunto, dell’organizzazione. I nostri compagni vivono in realtà a un palmo dal ghetto, a un palmo dal «dissenso»: solo l’organizzazione solo il partito ci possono salvare da questo precipizio!

Il partito dell’autonomia è l’unica forma moderna di organizzazione politica che la lotta di classe abbia determinato in Italia. Centralizzazione e pluralismo nella forma-partito dell’autonomia. L’organizzazione territoriale come organizzazione della generalità dell’interesse di classe e annullamento del corporativismo. Spaccare il Partito comunista italiano.

6. Il movimento e il problema del partito Aprire la polemica nel movimento significa insieme determinare la polemica sulla forma dell’organizzazione e la polemica sul programma. Come abbiamo già abbondantemente ripetuto noi riteniamo infatti che la tenuta dei livelli di contropotere diffuso, la dinamica territoriale dell’organizzazione, il processo dell’avanguardia come proposta di momenti di attacco, di difesa e di consolidamento dei livelli di contropotere non possa che darsi su un piano di programma. Destabilizzare il potere avversario attraverso un lavoro di attacco organizzativo non è sufficiente: è necessario che in maniera coordinata, materiale, maggioritaria, a livello di massa, si sviluppi un’azione di programma, una capacità generale di unire l’emancipazio-ne organizzativa di massa con un disegno di attacco razionale. Le scadenze vanno analizzate in questa prospettiva. Noi siamo comunisti, maggioritari: la discussione sul partito deve essere contemporaneamente una discussione che tocchi la forma dell’organizzazione e che la colleghi alla scadenza di programma. Quando noi parliamo di campagne parliamo di un lavoro politico di massa che sappia collegare ad una potenza media di attacco interi settori di classe, che sappia interpretare in una prospettiva politica generale i bisogni di intere sezioni di classe. Punto medio di attacco, prospettiva generale di programma: mai possono essere distinti questi elementi. Il costo di questa distinzione è la caduta nel «garantismo», nella considerazione esclusiva di alcuni interessi particolari. Non è il fatto di legarsi ad interessi particolari che è errato: è il rendere questi interessi particolari esclusivi: l’opera di partito consiste da un lato nello scavare entro questi interessi particolari e nel dimostrarne l’essenza proletaria generale; d’altro lato consiste nel collegare i processi di lotta particolari ad un piano generale di scadenze. Ad una continuità che non sia della lotta solamente ma del programma, dell’intelligenza comunista. Rivendichiamo l’intelligenza comunista come qualità delle masse, come determinazione del partito. Ma non basta. Inutile parlare di cose generali senza chiarirle. Oggi il movimento autonomo non è solamente sfidato sul piano del programma generale (organizzativo e materiale) di partito. Il problema che ci è stato posto tocca anche il livello della politica. Siamo forzati ad assumere questo livello — quello della politica in senso proprio — ad afferrarlo in maniera critica, nella nostra maniera di demistificazione, ma anche a tenerlo definitivamente. Demistificarlo e tenerlo: questo è il nostro problema. Bene! Questo significa che in nessun caso nessuno di noi ridurrà mai i livelli della politica ai significati che la politica dà, di se stessa: non parleremo mai in categorie astratte, di antifascismo, di difesa del Parlamento, di Stato di diritto, di sindacati ecc. Useremo continuamente i canoni della critica materialistica in proposito: vale a dire che davanti ad ogni categoria che la televisione, i mass-media in generale ci propongono ci chiederemo: che cosa vuol dire? Che cosa vuol dire antifascismo? Quali sono gli interessi di classe, le funzioni politiche che copre, ecc.? Ma, una volta detto questo, la nostra demistificazione la porteremo direttamente sul terreno politico. Occorre cominciare a parlare di rottura del così detto Partito Comunista Italiano: i veri comunisti debbono uscirne. Abbiamo per la prima volta la possibilità di agire su questi terreni, e comunque quella di aprire una grande campagna su questi termini. Una campagna sulla «riconquista del politico» da parte del movimento deve essere la stessa cosa della battaglia per la riorganizzazione centrale del movimento dell’autonomia operaia e proletaria. In terzo luogo, II rapporto di movimento deve aprirsi nei confronti del programma della transizione, del programma del comunismo. Non basta più parlare del comunismo come programma minimo. Occorre aprire una battaglia generale sulla definizione della produzione nel comunismo, della misura del tempo di lavoro necessario, dell’orario di lavoro e del suo rapporto con il tempo libero, del rapporto fra produzione e amministrazione comunista, del nesso fra lavoro manuale e lavoro intellettuale. Parlare di tutte queste cose è una diversa maniera di porre il problema della dittatura del proletariato: questo formidabile ideale egemonico che il contropotere già sta mettendo in atto ma che bisogna articolare in tutto il pluralismo di voci operaie e proletarie che può/deve esprimere, in tutta la forza invenzione che non può non contraddistinguerlo. Noi proponiamo perciò una discussione aperta, autocritica, di movimento che faccia centro sulla tematica del livello medio di attacco, confrontandolo con il problema della «generalità strategica» dell’organizzazione nei suoi obiettivi, nei livelli di organizzazione di strati sociali proletari,che assuma il livello della politica come terreno diretto del dominio capitalistico e che eserciti di conseguenza una capacità pratica di demistificarlo, di rompere forze organizzate sulla base degli interessi di classe. Infine oggi noi dobbiamo aprire una discussione nel movimen- sulla tematica del comunismo. Approfondirla non in termini generici ma confrontando i livelli di contropotere che vengono esprimendosi con la possibilità di prefigurare il nostro programma.

La vittoria dell’autonomia, la nostra insurrezione nasce attraverso un’estensione del contro-potere di massa che non annulla in una centralizzazione astratta ma sviluppa in pluralismo di organizzazioni per il potere, contro il lavoro, contro l’organizzazione della giornata lavorativa, contro la morte nucleare,la liberazione del lavoro e la sua cooperante forza invenzione.

7. Autonomia operaia e autonomie proletarie. L’autonomia operaia è l’unica forza che può risolvere in sè e riorganizzare, in maniera efficace i comportamenti delle autonomie diffuse. È tempo che questo vada detto, è tempo che questo diventi un terreno fondamentale sul quale la forza espansiva del partito dell’autonomia comunista sa svilupparsi. L’avversario è unico: dopo la terribile sconfitta sull’aborto, dopo l’irrisione delle varie leggi sull’occupazione giovanile, le autonomie diffuse sono costrette dalla forza dell’avversario, dal suo odio, a ritrovarsi sull’unico terreno che può loro permettere di svilupparsi in maniera efficace e diffusa. Noi non abbiamo alcun insegnamento da dare alle autonomie diffuse: noi stessi ne facciamo parte. Non crediamo che le autonomie dif-fuse abbiano una forza di organizzazione che possa permettere loro di sostituirsi all’efficace organizzazione centrale unitaria dell’autonomia: se avessero questa forza noi stessi vi parteciperemmo. Dunque, il problema è di essere realisti ed espansivi: il problema è di capire che solo un grande sforzo di organizzazione unitaria, autonoma, ricca di pluralità e di discussione, che solo un’efficiente centralizzazione ed una capacità radicale di unire l’azione di massa e quella di avanguardia possono permettere di esistere e di riprodursi. Vincere è un problema che viene dopo: cioè viene dalla diffusione generale del contropotere nella società, viene dalla capacità di far vivere il processo rivoluzionario come processo di autovalorizzazione, come destrutturazione del potere cui corrisponde la capacità di tutte le autonomie sociali di sviluppare l’autodeterminazione. La lotta che noi conduciamo è una lotta di liberazione per tutti gli operai e i proletari. Questa lotta di tutti deve essere organizzata da tutti. Questa lotta di tutti non può vivere, contro l’unità del potere che come lotta centralizzata. Come lotta di partito. Giungiamo così al termine della nostra proposta. Noi vogliamo aprire la polemica, la lotta teorica e pratica fra le varie frazioni dell’autonomia perchè siamo convinti che la centralizzazione del movimento è matura. Questa discussione va aperta a fianco della polemica sulle Brigate Rosse: il nostro rifiuto del loro metodo è il corrispettivo della nostra fiducia nel movimento di massa, nella autonomia e nella sua forza di espansione. Ma troppe le limitazioni che, volontariamente o involontariamente, si sono poste allo sviluppo della unità centralizzata di movimento. Dobbiamo aprire una polemica costruttiva su questi temi. Al più presto. La nostra autocritica l’abbiamo fatta, attendiamo l’apertura della discussione più larga. Senza che nessuno si presenti come leader o come delegato. Discussione diretta e continua, come deve fare il grande partito dell’autonomia, l’unica moderna forma di partito che lo sviluppo della lotta di classe abbia determinato in Italia.

Da “Rosso per il potere operaio”, n.29/30, maggio 1978, pp.8-9

Rosso per il Potere Operaio n° 31

Rosso per il Potere Operaio numero 31 – Novembre 1978 nuova serie

  • Editoriale – pag. 1
  • Il sistema dei partiti nella morsa delle lotte – pag. 2
  • Milano – La lunga marcia dei lavoratori “licenziati” unidal … continua – pag. 2
  • Salario operaio a tutta la metropoli! – pag. 3
  • Ma quale riduzione d’orario? – pag. 3
  • Contratti 1979 – pag. 4
  • Piattaforma contratto metalmeccanico a cura del Coordinamento operaio autonomo Fiat – pag. 5
  • Ristrutturazione dei processi produttivi – Robot alla Fiat – pag. 6
  • Ospedalieri – Una moderna lotta d’attacco – pag. 7
  • Sulla questione dell’orario – Cambiamo il nostro punto di vista – pag. 8
  • Oltre il sindacalismo selvaggio – pag. 8
  • Autoregolamentazione uguale precettazione – pag. 8
  • Piano Pandolfi e dintorni – pag. 9
  • Napoli – Le lotte dei precari – pag. 10
  • Napoli – Cronaca di qualche settimana – pag. 10
  • Proletariato prigioniero – E’ possibile lottare, è possibile vincere – pag. 11
  • Dibattito – Intervista di Rosso ai Volsci pag. 12
  • Giornali settimanali in ogni regione – pag. 13
  • 164 scioperi in un mese alla Fiat (da Deghejo) – pag. 13
  • Caro Sindacato … (da Autonomia) – pag. 13
  • Europa – Un’ipotesi senscente di restaurazione – pag. 14
  • Per un convegno sul Mediterraneo – pag. 14
  • Iran – Fuoco sotto il trono del pavone – pag. 15
  • Iran – Intervista ad un esponente del movimento rivoluzionario iraniano – pag. 15
  • Organizzazione – Riapriamo la discussione – pag. 16
ROSSO-X-IL-P.O.-N°31

Rosso per il Potere Operaio n° 32

Rosso per il Potere Operaio numero 32 – Maggio 1979 nuova serie

  • Editoriale – pag. 2
  • La nuova sinistra di fronte alle elezioni – pag. 2
  • Alfa Romeo di Arese – Proposte di intervento operaio – pag. 3
  • Sit Siemens di Milano – Brevi note di discussione – pag. 3
  • Fiat di Torino – Una nuova composizione di classe comincia a rompere col sindacato – pag. 4
  • Il programma eversivo dell’operaio sociale – pag. 5
  • Milano – Riapriamo il dibattito sulla fase politica e sul rapporto tra iniziativa proletaria e centralizzazione organizzativa – pag. 6
  • Comune di Milano – Discussione su una fabbrica di servizi – pag. 7
  • Saronno – Tradate – Varese – Territorio e organizzazione – pag. 8
  • Decentramento produttivo e operaio sociale – Il convegno di marzo a Milano sul decentramento produttivo – pag. 9
  • Carcere – Difendere la libertà pratica, Diffondere la pratica della libertà – pag. 10
  • Nucleare – La manifestazione di Caorso e di Piacenza – pag. 11
  • Carcere – Il mio sciopero dell’interrogatorio (lettera di Oreste Scalzone) – pag. 11
  • Milano – Radio Black Out!!! La prima esperienza di una radio dell’Autonomia a Milano – pag. 11
  • La rivoluzione comunista non si arresta!! – pag. 12
  • Veneto – Radio Sherwood – Dedicato a G. Bocca – pag. 14
  • Veneto – Radio Sherwood – Comunicato del 1° maggio 1979 – pag. 14
  • Veneto – Radio Sherwood – Appello dei lavoratori di Radio Sherwood – pag. 15
  • Veneto – Radio Sherwood – Un tentato suicidio di Stato – pag. 15
  • Veneto – Radio Sherwood – Ogni giorno una nuova provocazione – pag. 15
  • Veneto – Radio Sherwood – Si criminalizza il movimento – pag. 15
  • La violenza della ristrutturazione – Note e appunti per processare piccismo e sindacalismo – pag. 16
ROSSO-X-IL-P.O.-N°32