1974


Prima circolare interna dei collettivi politici veneti

Prima circolare interna della commissione politica dei Collettivi politici padovani

La Co.po. ha deciso di far circolare, tra tutti i militanti in ciascun collettivo, specifiche note/direttive su determinati aspetti della nostra linea politica ed organizzativa. Queste circolari, da studiare collegialmente, sono un primo sforzo «scritto» per riordinare per punti l’intero dibattito che ha percorso tutti i collettivi (co.) e singoli militanti e per assumere le decisioni politiche prese come soglia minima e ottimale, come accordo politico strategico per il medio periodo, tra e per tutti i militanti e quindi vincolante il comportamento, la milizia politica del singolo all ’interno e all ’esterno dell ’organizzazione e per tutta l ’organizzazione.

La Co.po. ha stabilito inoltre l ’opportunità di periodiche riunioni di lavoro con ciascun collettivo.

Sull ’esigenza espressa di un attivo provinciale la Co.po. si riserva di decidere in quanto ritiene prioritario esaurire il programma sopra enunziato e consentire a tutti i collettivi di discutere il «senso» politico e organizzativo di un attivo generale, che non sia l’espressione di una pratica di gruppo, e sul modo con cui un eventuale attivo viene convocato e condotto.
Discutere in ogni collettivo il problema anche in base ai materiali di questa commissione.
Queste note sono sull ’organizzazione e inoltre tengono conto del loro carattere pubblico.

SULL’ORGANIZZAZIONE   
Nella svolta politica del settembre ’74 molte sono le «novità» rispetto alla storia dell’ex-gruppo.
Non c’è solo un salto teorico che delinea per grandi linee il senso di una milizia politica comunista, di un agire politico rivoluzionario DENTRO una fase storica, con caratteristiche diverse rispetto al passato, di crisi/riconversione mondiale dei rapporti di produzione capitalistici, di nuovi livelli di accumulazione, di più sviluppate forme del comando politico/militare sulla classe e sui movimenti di liberazione del proletariato europeo ed internazionale, MA ANCHE LE PREMESSE PER UN SALTO POLITICO DEL PERSONALE POLITICO DATO.

  1. processo d’organizzazione in atto
  2.  dentro il processo, passaggi qualitativi per salti 

RIFONDARE UN PERSONALE POLITICO A PARTIRE DA UNA RIVOLUZIONARIZZAZIONE DELLA LINEA POLITICA E ORGANIZZATIVA                             Questa direttiva è tuttora valida e attuale nel senso che operiamo ancora in un periodo di transizione NON ancora terminato.

 Periodo o fase che vede i COLL.POL. diventare «momenti organizzati di un processo di aggregazione organizzativo».

Un primo processo che potrà dirsi concluso SOLO SE dai Co.Po. saranno date le condizioni per la conquista rivoluzionaria nei fatti di un superiore livello d’organizzazione, di una soglia più larga e qualitativamente più elevata, dell’inizio di un ulteriore salto d’organizzazione legato agli sviluppi dell’aggregazione dei comunisti e dei combattenti rivoluzionari nel nostro paese.

I collettivi sono a «base territoriale»: questa seconda scelta di fondo comporta un adeguamento del lavoro/divisione del lavoro, d’organizzazione, per i collettivi.
Cioè  la divisione dell’intervento per zone, che il progetto comprende e quindi determinata da una scelta politica ragionata, obbliga un collettivo a possedere una struttura organizzativa adeguata: il collettivo nella zona si presenta come nucleo di militanti (si firma e si parla, beninteso, come COLL.POL.) che assume in sé tutti i problemi, d’intervento e di organizzazione che la realizzazione del progetto generale, nella zona, pone.

E’ nel nucleo che si danno i tempi e il programma per l’intervento giorno per giorno e le scelte, le decisioni tattiche dell’organizzazione.
E’ nel nucleo che si praticano le decisioni strategiche del programma comunista.
Un positivo effetto di questa scelta è, ad esempio, la funzione di dibattito politico e di direzione generale dell’attivo del Collettivo.

Da questa impostazione di metodo si pone un altro problema centrale e si dà un’altra risoluzione organizzativa: se i collettivi non sono ancora il Partito, se i collettivi sono progetto organizzato di un processo d’aggregazione per l’organizzazione comunista, se i collettivi si danno come soggetto politico OMOGENEO, l’aggregazione non può darsi semplicemente con l’allargamento numerico dei collettivi o con la cooptazione in questi di simpatizzanti. Dato che la militanza non è un rapporto coscienzialista con la realtà o altro, ma «il mestiere dei rivoluzionari di professione», il problema vero è la costruzione di comunisti combattenti. E anche per questo problema occorre un metodo, un’impostazione e una forma organizzata.

L’attivo di zona (o meglio gli attivi di zona) del collettivo è la “forma” organizzata della battaglia per l’organizzazione. E’, nello stesso tempo, la sede politica della direzione del collettivo nel lavoro di massa e la sede d’organizzazione, nella zona, dei quadri operai e proletari. Responsabile dell ’attivo di zona è il nucleo. E’ da questi momenti organizzativi e dal loro sviluppo che si darà contraddittoriamente il superamento nel medio/lungo periodo «dell ’organizzazione collettivi politici».

Due sono, al nostro interno, le strutture di direzione complessiva: la Commissione fabbriche provinciale e la Commissione politica.

La com. fab. è luogo di dibattito periodico tra i militanti sull ’analisi e sui problemi che il lavoro politico a livello territoriale pone ai collettivi; è il luogo di direzione di questo lavoro, DATE LE DIRETTIVE POLITICHE E ORGANIZZATIVE STRATEGICHE E LE CORREZIONI TATTICHE DELLA COM. POL. Quindi non com. assembleare, ma strumento importantissimo di lavoro che richiede l’impegno costante e l ’assunzione di responsabilità dei militanti incaricati da ciascun collettivo di far parte della com. Solo a questa condizione è positivo e utile che i militanti che non sono responsabili della com. partecipino spesso alle riunioni.

La com. pol. è lo strumento di direzione politica che i collettivi si sono dati. Fanno parte della com. il responsabile politico di ogni collettivo e un numero fisso di altri compagni soprattutto per ragioni di funzionalità interna (attualmente è un compagno per collettivo). La com. È DIREZIONE POLITICA, ESECUTIVA, D’ORGANIZZAZIONE; È DIREZIONE STRATEGICA DELLA BATTAGLIA PER IL PARTITO; È LO STRUMENTO A CUI SI IMPUTA LA RESPONSABILITA’  DELLA LINEA POLITICA COMPLESSIVA DEI COLLETTIVI POLITICI PADOVANI.
Compagni, questi compiti giustificano la nostra esistenza e danno una prospettiva (fondata) di lungo periodo al nostro lavoro, che non sia l’improvvisare giorno per giorno in un’ipocrita esaltazione della spontaneità organizzativa oppure credere che rappezzare, con un po’ di ideologia, una «forma» organizzata, nata sulla spinta delle lotte anni ’60, possa risolvere i problemi, le difficoltà per la messa a punto di un progetto strategico d’organizzazione, per il partito armato degli operai comunisti (leggi gruppi).

Sui problemi esposti in questa prima parte della circolare, tutti da sviluppare ma irreversibili, la Co.Po. intende ritornare con questo e altri strumenti di dibattito e di direzione politica. Sono state esposte alcune ipotesi di fondo che «dirigono» i Collettivi politici.  Comunque verrà prodotto altro materiale e circolari.

Prima di affrontare alcuni problemi che ci riguardano più da vicino, crediamo sia utile per i compagni fare il punto su alcune ipotesi “in generale” che i Collettivi  hanno sconfitto al loro interno. La Co.Po. ritiene innanzitutto che l’indispensabile riferimento alla storia del movimento  operaio e alla teoria comunista fin qui data ci aiutino fino a un certo punto oltre il quale ne è vitale l’interpretazione politica militante e un’ulteriore elaborazione teorica («linea di condotta» è un esempio) senza le quali è fondato il rischio del riflusso nell ’Ideologia o nel Bisogno (e sarebbe proprio un peccato).
Inoltre affermiamo che in generale non è dato un «personale politico dirigente precostituito»  e in grado di affrontare tutti i problemi oggi sul tappeto. Anche questo particolare e indispensabile strato militante va costruito con tempi e modi propri, tenendo sempre presente che non esiste, tra comunisti, un concetto borghese dell ’eguaglianza apparente tra individui: diverse capacità e qualità personali, dunque, al nostro interno e tutte funzionalizzate all ’organizzazione. Il metodo di controllo al nostro interno è il continuo riferimento ai fatti, ai risultati, all’effettivo contributo del singolo (militante o dirigente) alla risoluzione e alla realizzazione dei fini organizzativi e politici dati, in base alle funzioni e ai compiti assegnateli.
Cioè non ha diritto di cittadinanza nei collettivi politici chi teorizza l’esistenza dei «comandanti e dei comandati», dell ’autoassunzione del «ruolo di dirigente» a parole; in definita non c’è spazio al nostro interno per i parolai, per gli ideologhi da salotto.

A partire dall ’esperienza di un collettivo, dalla discussione tra i militanti dei collettivi, dalla messa a punto del progetto per gli altri collettivi, la Co.Po. è in grado di riassumere e fare proprio un METODO di ORGANIZZAZIONE, non modello statico, che omogeneizza tutti i collettivi e tutti i militanti. Questa è la condizione, fra l’altro, che permette il funzionamento di questa commissione.

COLLETTIVO STRUTTURATO—NUCLEO/ZONA—ATTIVO DI ZONA—COMMISSIONI

Rompere con una falsa unità organizzativa significava e significa, per i collettivi,  intendere l’unità in termini nuovi a partire da una diversa funzione attribuita alla militanza: militante inteso non come COLUI CHE SA TUTTO E SU TUTTO ma come colui che dentro un progetto politico, «impiantato» con altri soggetti politici, riscopre una corretta linea di condotta e cresce sui problemi e le contraddizioni posti dalla realizzazione di tale progetto. Collettivo, quindi, inteso non come «un insieme di individui su tutto o su niente» ma come un’unità politica di comunisti su un progetto pensato. Quest’impostazione è la pre-condizione per ogni ulteriore passo in avanti della costruzione dell ’unità di tutti i collettivi.

Siamo, per usare una terminologia didattica, alla prima fase che presenta un ’elevata disgregazione organizzativa a «livello nazionale» e un crescere di processi d’organizzazione pubblica territoriale o locale.
E’ da questa seconda realtà che si pone un ulteriore sviluppo del personale politico in Italia. PERCHE’ DI QUESTO SI TRATTA.

In una situazione nazionale, cioè, che vede antichi, ormai, i miti dell’unità della sinistra «extraparlamentare», che vede questa sinistra sclerotizzarsi sotto gli attacchi del Generale Crisi, che vede un proliferare di partitini, che vede in sostanza riemergere dalla polvere degli antenati revisionisti, populisti, o semplicemente di destra, le note teorie della sconfitta, del ripiegamento, del determinismo, del trionfo dell’Ideologia da cattedra contro la Scienza operaia e gli insegnamenti storici delle rivoluzioni proletarie; in questa situazione dicevamo si dà un processo di organizzazione che coinvolge uno strato di militanti che, rifiutata l’ipotesi «di gruppo» e da una critica irreversibile e in positivo della formidabile esperienza della autonomia organizzata pubblica di questi anni, ROMPE faticosamente con stantie divisioni al suo interno su una prassi politica rivoluzionaria.

Esiste un preoccupante divario tra il livello politico/organizzativo di questo personale politico e le esperienze, le ipotesi, le direttive politiche, la struttura strategica della Sinistra Combattente.

E’ vitale determinare un corretto rapporto politico tra questi due aspetti. La condizione è la sintesi continua tra teoria e pratica perché non si dà teoria comunista senza un continuo riferimento alla prassi o viceversa.

Da un’analisi teorica (parziale) dei problemi sul tappeto in generale per questa fase storica  i COLL. POL. nascono e si sviluppano su una ipotesi politica (non solo teorica quindi) d’organizzazione o di linea per un periodo di transizione.

Compito centrale è costruire nuclei di combattenti comunisti OMOGENEI su tutti i problemi attinenti una linea di condotta rivoluzionaria; per dirla con un vecchio bolscevico il problema è la formazione di un blocco d’acciaio, granitico. I COLL. sono completamente dentro questa ipotesi.
Cerchiamo di essere ancora più chiari:

1) COLL.POL. come
appropriazione collettiva di una prassi e di una teoria d’organizzazione che passa solo per un confronto con la realtà in mutamento; confronto che significa milizia politica «pensata» in quanto progetto politico a partire da un soggetto collettivo organizzato: questo soggetto per noi è il collettivo politico.

Ne derivano tre compiti:
A1) essere reale riferimento nel processo per l’organizzazione per gli operai comunisti e le avanguardie rivoluzionarie nelle zone di intervento.

B1) possedere contemporaneamente un proprio “autonomo« livello teorico/d’organizzazione, un personale politico strutturato, in quanto condizioni prime e irrinunciabili per un progetto comunista per l’organizzazione, per il partito.

C1) essere parte «attiva» nel dibattito tra i compagni o spezzoni d’organizzazione in Italia. Essere «forza» organizzata a pieno diritto nel processo per l’organizzazione, per il partito.

Due considerazioni importantissime sulla commissione politica: innanzitutto è lo strumento di coordinamento interno dei responsabili. La com. infatti ha un senso e autorità politica, comando su tutta l’organizzazione,  solo se formata da compagni riconosciuti perché responsabili di un soggetto politico organizzato, di un progetto territoriale pensato. LA RESPONSABILITA’ E’ DATA ALL’INTERNO DEL COLLETTIVO e non per autodesignazione o per nomina di un attivo generale (sarebbe sempre una nomina falsata e fittizia).
I galloni, come si dice, bisogna conquistarseli.
Inoltre, ed è la seconda considerazione, la com. è (o deve essere) strumento politico «per sé»: cioè alla funzione del coordinamento deve darsi la funzione di una propria autonomia politica e di azione. Contemporaneamente alla responsabilità, indispensabile, del collettivo, il membro della commissione è parte di un soggetto impersonale, capace di esprimere direzione politica su tutti i militanti, sulla linea politica a livello locale e nazionale.

Questa seconda funzione è la più difficile da realizzare perché forte è la tentazione di ricadere nella pratica di gruppo e difficile è la costruzione di un quadro dirigente all ’interno del metodo adottato e della forma organizzativa conquistata.

Ancora sull ’organizzazione: a proposito di un attivo generale.
La linea politica, le sue correzioni, sono date all ’interno dei collettivi e attraverso le strutture di direzione date. Fino a che non verrà messa in discussione «l’organizzazione collettivi politici padovani», questo è il metodo adottato. Un attivo quindi non è più il luogo di discussione di tutto e su tutto, il luogo di decisione organizzativa. È o può essere un momento di discussione generale per « temi», su problemi particolarmente importanti e difficili da risolvere. Su queste ipotesi i collettivi  discutano.

Compagni, questa prima nota/circolare ha puntualizzato alcuni problemi e ha riassunto alcune decisioni-guida assunte al nostro interno.
Altri documenti e circolari seguiranno queste note su questi e altri problemi.
Il lavoro che abbiamo intrapreso è difficile ed enorme.

Crediamo che si possa scrivere sulla bandiera dei COLL.POL.PAD. il punto di vista di un vecchio compagno che riassume la fase che stiamo attraversando:  «CONTARE SULLE PROPRIE FORZE E LOTTARE CON TENACIA FINO ALLA VITTORIA».

Saluti comunisti

COMMISSIONE POLITICA